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"..... Il sapere va calato nella storia presente in cui i giovani vivono. Questo è l'imperativo che si presenta a tutti gli insegnati di tutte le materie. E in questo contesto si pongono le relazioni insegnate-allievo e il clima della classe. Il sapere serve sempre, anche se non necessariamente garantisce un lavoro o il successo. Forse si è dato troppo valore al lavoro e si è finalizzata la scuola al suo riferimento e al potere economico.
Il sapere è un arricchimento della persona e se il lavoro tiene conto di ciò, allora diventa anche una potenziale disposizione al lavoro e a quella occupazione per cui si è portati. In ogni caso la persona non è riducibile a quello che fa, quella dell'homo faber non è la sola dimensione dell'uomo. Agire senza pensare e senza cultura, con la logica del profitto, porta a compiere azioni ritenute produttive anche se rovinano il mondo in senso fisico e in quello delle relazioni umane. La follia del produrre ha intasato la città di auto, di rumore, le ha rese mortifere, le ha ingrandite fino ad ignorare la necessità di uno spazio per vivere e farci dimenticare la vastità dei luoghi, ancora verdi, in cui l'uomo avrebbe potuto insediarsi. La logica del denaro si è imposta con la connivanza di una scuola che non ha prodotto sapere e non ha insegnato che prima di fare occorre accertarsi di non provocare danni, ora e nel futuro. Il sapere va sempre considerato un investimento. Occorre dissuadere chi voglia lasciare la scuola per entrare prematuramente in una fabbrica che magari potrà permettergli una moto subito, ma poi si troverà a piedi e per sempre, poichè scoprirà che la povertà non si misura in euro, ma nella mancanza di voglia di sapere. Finchè il tempo presente dà il potere alla stupidità e celebra il pragmatismo e non il pensiero e la mediazione del sapere, la scuola apparirà come una vera e propria Cenerentola. E certo una società che mette gli insegnati al limite con la dignità di vivere, non ama il sapere" (Lettera ad un insegnante - Vittorino Andreoli)
A noi inseganti tocca il compito di stimolare i nostri alunni ad apprezzare il sapere a capire che quello che si studia lo si fa per sè per crescere culturalmente, compito non facile soprattutto quando una società ci reputa persone che perdono tempo, che lavorano poche ore. La maggior parte dei bravi insegnti ( e ce ne sono tantissimi) il loro tempo lo impegnao a studiare ad aggiornarsi a preparare lezioni costruire una nuova didattica che sappia stimolare i proprio alunni e li aiuti a crescere, che sappia sfruttare i nuovi strumenti che loro usano.Il bravo insegnate è un portatore di cultura ma anche e soprattutto un educatore, che crede in quello che fa e che ama il suo lavoro.
"Il sapere è della stessa natura della libertà, così come l’ha definita Amartya Sen: riesce ad essere il più potente mezzo per lo sviluppo delle persone, delle impresse, dei territori solo se viene assunto come il fine dello sviluppo stesso”. |